FIGLIO MIO TI SCRIVO PERCHE’ NON RIESCO A PARLARTI

lettera ad un figlio troppo amato

Figlio mio,

ti scrivo perché non riesco a parlarti.

La prima cosa che voglio dirti è che ….

io non ti voglio bene ma ti adoro.

 

Vorrei con questa semplice e rituale frase materna farti comprendere e giustificare tutti i contrasti, le prediche, le critiche e sperare che anche tu possa tornare a volermi tanto bene come quando eri piccolo.

 

Gracile speranza :  tu non sei ancora così grande da capire cosa c’è dentro una dichiarazione d’amore.

 

Vorrei però che questa mia frase semplice semplice, “ti adoro “, ti  tornasse in mente ogni volta, alla fine di una discussione o di un rimprovero, a tuo parere ingiusto e, per incanto, l’astio, il rancore rovente che ti sale dentro, si spegnessero.

 

Ricordi ?

Te lo dissi una sera dopo una discussione senza fine e senza esito.

Ti dissi proprio così, rientrando nella tua stanza, per augurarti la buonanotte: “io non ti voglio bene ma ti adoro, però non posso subire la tua prepotenza, la tua voglia esasperata  e arrogante di indipendenza”.

 

Oggi perciò inizio a scriverti, sono appena dieci giorni che hai iniziato il servizio di leva, ti senti grande, ma i tuoi anni in confronto ai miei sono tanto pochi, per questo ci scontriamo, anche senza motivo, solo perché tu non vuoi che io faccia la mamma, che ti ripeta sempre le stesse cose, ma io sono la tua mamma ed il dovere di una madre è anche questo: parlare.

 

Per questo ti scrivo, non basterà un foglio per dirti tutto, per questo raccoglierò il “tutto”, in cartelle, ove potrai leggere i miei punti di vista e confrontarli con i tuoi.

 

Ti racconterò anche un po’ di me e tua madre “la ritroverai tutta” qui, in questo quasi libro che appena ti giungerà fra le mani (già lo so, quasi ti vedo!) lo scanserai  o meglio, lo scaraventerai sul letto cercando di nascondere la sorpresa, con un fare annoiato, urtato!

 

Scusa il disturbo!

 

Già lo vedo quel tuo gesto irriverente che conosco bene, è lo stesso che come quando ti lascio scritto dove sono andata e dove puoi  rintracciarmi in qualsiasi momento ti ho visto fare, che ti vedo fare, precipitosamente, ogni volta che ti lascio un appunto sul tavolo: senza leggerlo lo accartocci e lo butti sul letto, infastidito, per farmi intendere l’inutilità della mia materna precisione,

Hai venti anni, anzi tra pochissimo ventuno e per tutti questi anni ho vissuto con te accanto, ho vissuto molto per te, senza trascurare certo i miei interessi, ma mai anteponendoli ai tuoi.

 

Mentre scrivo penso che forse sia meglio che io strutturi il mio libro come se fosse un vocabolario, (considerando che i libri non ti sono mai piaciuti), in questo modo, ti parrà meno pesante, altrimenti  ti sembrerebbe assurdo, impensabile leggerlo.

 

Appunterò le mie riflessioni cercando di scrivere nello stile più’ semplice ed asciutto possibile, a tua misura, insomma, così potrai consultare le voci che più’ ti sembreranno interessanti o curiose, ma leggilo ti prego, mi auguro proprio che sia, il mio, il primo libro che tu riesca a leggere per intero.

 

Inizierò con  “amore”

la parola più  familiare ad una mamma, ma non solo a lei, perché  io credo che “amore “ sia la parola più conosciuta  ed usata dalle persone perbene.

 

Facciamo una prova, vediamo le prime parole che mi vengono in mente.

dopo “amore” seguono : ostinazione  e poi subito dopo,educazione, rispetto, sensibilità, diritti ,doveri, figlio, madre, padre, nonni, zio, amici, amicizia, esperienza, attenzione, cortesia, piacere, sprecare, parolacce, lavoro, sguardo, pensare, riflettere, pregare, confortare aiutare, subire e poi

…indipendenza, cercare, trovare, studiare, sapere, rispettare, offrire, regalare.

 

Queste sono le prime parole dalle quali vorrei prendere spunto, sia per legarle ad un aneddoto particolare della tua o della mia vita, sia per spiegartene bene il significato.

Parlando di “ostinazione a prima parola che mi è venuta in mente pensando a te (perché senza alcun dubbio  tu la personifichi), ricorda che è proprio un grosso difetto!!!

 

 La seconda parola: è: “indipendenza” parola della quale fraintendi il significato.

 

La terza è :”educazione”  termine che mi avrai sentito ripetere più spesso; subito dopo, come se fosse  il fratello gemello, viene “rispetto” anche questa è una parola che ho cercato in ogni occasione di ripeterti e sottolinearne non solo il significato ma l’importanza, speriamo non del tutto inutilmente.

 

Ma andiamo avanti possibilmente con più con ordine.

 

Quando avrò finito di scrivere tutto quello che voglio dirti , sarò forse diventata vecchia, ma così vecchia e tu così grande, che tutta questa fatica sarà stata inutile, tu avrai finalmente capito quale deve essere il comportamento di un bravo figliolo e di un bravissimo uomo, avrai cioè raggiunto la così detta età della ragione e, abbandonata quell’aria da presuntuoso, sarai diventato finalmente una persona squisita, piena di buone qualità ed allora cosa ne farai del mio libro?

 

Spero, comunque, rimanga una serena  presenza in uno dei tuoi cassetti, questo album dei comandamenti del figlio modello, poi mi sta venendo un’idea, lo scrivo tutto, sino alla fine, quanto tempo ci vuole non importa,  perché potrebbe essere utile a qualche “altra mamma in panne” come me, ma che non ha la possibilità di riordinare, riassumere, trascrivere tutti gli insegnamenti dati al proprio  figlio e per personalizzarlo le lascerò al margine  di ogni pagina, lo spazio per aggiungere, se vuole, quanto riterrà opportuno.

 

Pensi sia tutta una sciocchezza vero?

 

Invece a me sembra una buona idea, perché di

” scarrafoni ” ce ne sono e ce ne saranno sempre tanti, amore mio, anzi !…

scarrafone mio adorato!

 

Dedicato a mio figlio …………………………………………………………………

un cucciolo un po’ ribelle, un po’ …………………………………………………

(ognuno ci scriva quel che vuole)

 

 

 

 

 

FIGLIO MIO TI SCRIVO PERCHE’ NON RIESCO A PARLARTIultima modifica: 2009-06-23T06:49:00+00:00da sempliceidea
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5 Commenti

  • troppo buona, sei troppo buona. io mi sono rotta le scatole delle mie figlie, di essere mamma e serva. Arrangiatevi, l’hanno fatto tanti prima di voi e perchè adesso, tutto insieme, questa generazione di figli può fare tutto e non fa niente alla fine? Vorrei tanto che tornasse il lavoro a quattordici anni. Con i vostri soldi ,fateci quel che vi pare. E crescete finalmente.

  • bravissima, ma io vorrei sapere cone hai fatto ha farti ascoltare, sei sicura che lui legga? od abbia letto? Io ho un problema diverso sono rimasto vedoco da circa due anni e la solitudine mi pesa tantissimo io amavo mia moglie, e l’amo ancora, ma adesso ho trovato una compagna che mi adora, ma mio figlio non vuole neppure conoscerla anzi una volta che se l’è trovata davanti l’ha apostrofata con epiteti da scaricatore di porto,io l’ho portato alla porta e l’ho buttato fuori, ma lui crede ancora di avere ragione, crede ancora che quella donna che lui non vuole vedere accanto a me, abbia usurpato il posto che era di sua madre e3w per questo non intende volerla, ma questa situazione l’ho creata io…….. c’è quakcuno che ha avuto la mia esperienza e vuole dirmi come ha fatto? Grazie

  • quando ci sara’ il continuo di questa letttera libro belllissima ?

  • Caro figlio ribelle, ti scrivo io oggi , una mamma s… come mi chiama mia figlia,
    noi siamo diventati genitori passando attraverso una gioventù dove poco era permesso e noi ora vogliamo che quello che non abbiamo potuto fare lo faceste voi , ma portandoci rispetto , noi cerchiamo d insegnarvelo con le parole , a nostri tempi le parole si chiamavano schiaffi e negazioni , ma noi abbiamo sempre ringraziato chi ci ha messo al mondo invece a voi giovani di oggi diamo solo fastidio.
    cara mamma fai bene a scrivere a questo figlio, forse lo farò anchio anche se credo che mia figlia i biglietti neanche li guarderà. io ho smesso di colpevolizzarmi quando mi offende e non mi porta rispetto, so che questo succede per il troppo amore o adorazione come lo chiami tu .un abbraccio da una mamma stanca e delusa

  • Cara Simo e cari voi tutti genitori delusi,
    NON PRENDETEVELA TROPPO! I figli son quasi tutti così, dobbiamo, una volta che son diventati grandicelli, trattarli diversamente: non da figli ma da persone, trattarli come se fossero figli di un altro, solo così si può essere più indulgenti e sperare capiscano e poi… OCCORRE VOLERSI BENE, VOLER PIÙ BENE A SE STESSI, dedicarsi di più ai propri interessi, vivere anche la nostra vita, non vivere solo per la loro vita! Ci guarderanno con occhio diverso e forse con maggior rispetto!
    A presto! Ebe

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