Browsing "LETTERA AD UN FIGLIO TROPPO AMATO"

“R” come RISPETTO

RISPETTO

Sentimento, doverosa attenzione,

verso persone, animali, piante, cose,

opere artistiche, ricordi e valori.

Considerazione e riguardo della sensibilità altrui,

 delle regole , delle leggi, delle tradizioni,

delle gerarchie.

Esempio :

la mamma non è “la serva muta”

 ma è innanzitutto una persona, una donna,

una presenza  vigile ed eccezionalmente presente

 sin dal primo attimo di vita del proprio figlio

ed anche se ha vissuto la propria vita

in virtù della vita del figlio non deve,

codesto figlio,

considerarla al suo completo ed esclusivo servizio,

dopo aver raggiunto il primo livello di autosufficienza

che non coincide con la sua “indipendenza”,

poiché l’autosufficienza inizia appena si riesce a mangiare

senza essere imboccati e

a camminare senza il girello.

Si inizia con il mettere a posto i giocattoli,

 poi i propri vestiti,

le scarpe e così via.

INIZIA MA NON SI RAGGIUNGE PER COSI’ POCO

L’ INDIPENDENZA E’ TUTTA ALTRA COSA

E’ VERAMENTE AUTOSUFFICIENZA

ovvero bastare a se stessi

senza più chiedere aiuto agli altri.

“R” COME RITARDO

RITARDARE

 

è mancanza di rispetto, di programmazione.

Incapacità di calcolare i tempi propri

ed incuria del tempo degli altri;

sorta di insolenza e noncuranza verso il prossimo,

ineducazione ed inciviltà.

Conseguenze: disagio per sé e per gli altri

ed anche notevoli svantaggi anche se

non visibili al momento effetti negativi sicuri.

Rispetto del tempo altrui, ricordalo!

” O” COME OSTINAZIONE

OSTINAZIONE

 

quando dici: “ no, faccio come mi pare.”

Quando hai voluto sospendere gli studi e,

 non hai voluto sentire ragioni,

ovvero hai evitato  ogni dialogo,

hai rifiutato ogni consiglio.

Quando pur riconoscendo che hai torto,

insisti nella tua teoria sballata

ed alla fine ripeti la tua solita frase finale

 ” faccio come mi pare!”

FIGLIO MIO TI SCRIVO PERCHE’ NON RIESCO A PARLARTI

lettera ad un figlio troppo amato

Figlio mio,

ti scrivo perché non riesco a parlarti.

La prima cosa che voglio dirti è che ….

io non ti voglio bene ma ti adoro.

 

Vorrei con questa semplice e rituale frase materna farti comprendere e giustificare tutti i contrasti, le prediche, le critiche e sperare che anche tu possa tornare a volermi tanto bene come quando eri piccolo.

 

Gracile speranza :  tu non sei ancora così grande da capire cosa c’è dentro una dichiarazione d’amore.

 

Vorrei però che questa mia frase semplice semplice, “ti adoro “, ti  tornasse in mente ogni volta, alla fine di una discussione o di un rimprovero, a tuo parere ingiusto e, per incanto, l’astio, il rancore rovente che ti sale dentro, si spegnessero.

 

Ricordi ?

Te lo dissi una sera dopo una discussione senza fine e senza esito.

Ti dissi proprio così, rientrando nella tua stanza, per augurarti la buonanotte: “io non ti voglio bene ma ti adoro, però non posso subire la tua prepotenza, la tua voglia esasperata  e arrogante di indipendenza”.

 

Oggi perciò inizio a scriverti, sono appena dieci giorni che hai iniziato il servizio di leva, ti senti grande, ma i tuoi anni in confronto ai miei sono tanto pochi, per questo ci scontriamo, anche senza motivo, solo perché tu non vuoi che io faccia la mamma, che ti ripeta sempre le stesse cose, ma io sono la tua mamma ed il dovere di una madre è anche questo: parlare.

 

Per questo ti scrivo, non basterà un foglio per dirti tutto, per questo raccoglierò il “tutto”, in cartelle, ove potrai leggere i miei punti di vista e confrontarli con i tuoi.

 

Ti racconterò anche un po’ di me e tua madre “la ritroverai tutta” qui, in questo quasi libro che appena ti giungerà fra le mani (già lo so, quasi ti vedo!) lo scanserai  o meglio, lo scaraventerai sul letto cercando di nascondere la sorpresa, con un fare annoiato, urtato!

 

Scusa il disturbo!

 

Già lo vedo quel tuo gesto irriverente che conosco bene, è lo stesso che come quando ti lascio scritto dove sono andata e dove puoi  rintracciarmi in qualsiasi momento ti ho visto fare, che ti vedo fare, precipitosamente, ogni volta che ti lascio un appunto sul tavolo: senza leggerlo lo accartocci e lo butti sul letto, infastidito, per farmi intendere l’inutilità della mia materna precisione,

Hai venti anni, anzi tra pochissimo ventuno e per tutti questi anni ho vissuto con te accanto, ho vissuto molto per te, senza trascurare certo i miei interessi, ma mai anteponendoli ai tuoi.

 

Mentre scrivo penso che forse sia meglio che io strutturi il mio libro come se fosse un vocabolario, (considerando che i libri non ti sono mai piaciuti), in questo modo, ti parrà meno pesante, altrimenti  ti sembrerebbe assurdo, impensabile leggerlo.

 

Appunterò le mie riflessioni cercando di scrivere nello stile più’ semplice ed asciutto possibile, a tua misura, insomma, così potrai consultare le voci che più’ ti sembreranno interessanti o curiose, ma leggilo ti prego, mi auguro proprio che sia, il mio, il primo libro che tu riesca a leggere per intero.

 

Inizierò con  “amore”

la parola più  familiare ad una mamma, ma non solo a lei, perché  io credo che “amore “ sia la parola più conosciuta  ed usata dalle persone perbene.

 

Facciamo una prova, vediamo le prime parole che mi vengono in mente.

dopo “amore” seguono : ostinazione  e poi subito dopo,educazione, rispetto, sensibilità, diritti ,doveri, figlio, madre, padre, nonni, zio, amici, amicizia, esperienza, attenzione, cortesia, piacere, sprecare, parolacce, lavoro, sguardo, pensare, riflettere, pregare, confortare aiutare, subire e poi

…indipendenza, cercare, trovare, studiare, sapere, rispettare, offrire, regalare.

 

Queste sono le prime parole dalle quali vorrei prendere spunto, sia per legarle ad un aneddoto particolare della tua o della mia vita, sia per spiegartene bene il significato.

Parlando di “ostinazione a prima parola che mi è venuta in mente pensando a te (perché senza alcun dubbio  tu la personifichi), ricorda che è proprio un grosso difetto!!!

 

 La seconda parola: è: “indipendenza” parola della quale fraintendi il significato.

 

La terza è :”educazione”  termine che mi avrai sentito ripetere più spesso; subito dopo, come se fosse  il fratello gemello, viene “rispetto” anche questa è una parola che ho cercato in ogni occasione di ripeterti e sottolinearne non solo il significato ma l’importanza, speriamo non del tutto inutilmente.

 

Ma andiamo avanti possibilmente con più con ordine.

 

Quando avrò finito di scrivere tutto quello che voglio dirti , sarò forse diventata vecchia, ma così vecchia e tu così grande, che tutta questa fatica sarà stata inutile, tu avrai finalmente capito quale deve essere il comportamento di un bravo figliolo e di un bravissimo uomo, avrai cioè raggiunto la così detta età della ragione e, abbandonata quell’aria da presuntuoso, sarai diventato finalmente una persona squisita, piena di buone qualità ed allora cosa ne farai del mio libro?

 

Spero, comunque, rimanga una serena  presenza in uno dei tuoi cassetti, questo album dei comandamenti del figlio modello, poi mi sta venendo un’idea, lo scrivo tutto, sino alla fine, quanto tempo ci vuole non importa,  perché potrebbe essere utile a qualche “altra mamma in panne” come me, ma che non ha la possibilità di riordinare, riassumere, trascrivere tutti gli insegnamenti dati al proprio  figlio e per personalizzarlo le lascerò al margine  di ogni pagina, lo spazio per aggiungere, se vuole, quanto riterrà opportuno.

 

Pensi sia tutta una sciocchezza vero?

 

Invece a me sembra una buona idea, perché di

” scarrafoni ” ce ne sono e ce ne saranno sempre tanti, amore mio, anzi !…

scarrafone mio adorato!

 

Dedicato a mio figlio …………………………………………………………………

un cucciolo un po’ ribelle, un po’ …………………………………………………

(ognuno ci scriva quel che vuole)